Dove ho messo le chiavi? Come si chiamava? Ce l’ho sulla punta della lingua… Alla maggior parte dei lettori sarà capitato di porsi queste domande o altre simili.
Questi episodi sono comuni, tuttavia, con l’avanzare dell’età, alcune persone notano un loro intensificarsi e, in alcuni casi, è consigliabile non ignorare questi segnali. Infatti, potrebbero essere un primo cenno dell’insidiarsi di una malattia neurodegenerativa, come per esempio la malattia di Alzheimer o altre forme di demenza.
La diagnosi di demenza è un percorso lungo e complesso, scandito da accertamenti di varia natura. Tra le visite che un medico specialista potrebbe richiedere, c’è la valutazione neuropsicologica. Quindi, ecco che la persona si ritrova a dover effettuare questo tipo di accertamento senza sapere bene che cosa sia e paragonandola – non di rado – a una tipologia di esame scolastico.
Di seguito, proveremo a capire quali sono le caratteristiche, le finalità e l’importanza di questo esame.
Le caratteristiche della valutazione neuropsicologica
La valutazione neuropsicologica è un’indagine approfondita che, tramite i test neuropsicologici, consente di avere un quadro completo del funzionamento cognitivo del nostro cervello e, quindi, di rilevare l’eventuale presenza di difficoltà. Quando si parla di test neuropsicologici si fa riferimento a una serie di esercizi pensati specificatamente per indagare le abilità cognitive, come per esempio la memoria, l’attenzione, il linguaggio. Se i nuovi strumenti di neuroimmagine offrono la possibilità di identificare in maniera sempre più specifica le aree del cervello lesionate, la valutazione neuropsicologica consente di comprendere la relazione tra le difficoltà cognitive e comportamentali e la sottostante alterazione delle strutture cerebrali.
Quando si parla di valutazione neuropsicologica si fa riferimento a due momenti diversi:
- una valutazione di screening
- una valutazione di approfondimento
La valutazione di screening
In una prima visita di screening il neuropsicologo cercherà di delineare un profilo cognitivo globale della persona. In tale occasione, attraverso un colloquio neuropsicologico, saranno raccolti i dati anamnestici e le informazioni cliniche rilavanti. In questa circostanza, è utile la presenza di familiari e/o accompagnatori, in modo tale da avere più fonti di informazione. A tal proposito, è fondamentale indagare anche il livello di consapevolezza della persona rispetto alle proprie difficoltà. Sarà fondamentale comprendere quando queste difficoltà sono iniziate, come sono evolute e l’impatto che hanno nel funzionamento e nello svolgimento delle attività quotidiane. Inoltre, saranno somministrati dei test che avranno l’obiettivo di ottenere una misura globale del funzionamento cognitivo. Solitamente, la prima visita ha una durata di circa un’ora e mezzo e al termine, il neuropsicologo dà una restituzione dell’esame effettuato, comunicando l’eventuale necessità di ulteriori approfondimenti.
La valutazione di approfondimento
La seconda visita di approfondimento, come detto sopra, viene programmata se nella prima visita di screening sono emerse alterazioni cognitive meritevoli di un approfondimento. In questa visita, saranno somministrate prove specifiche che indagano le singole funzioni cognitive per le quali sono state evidenziate le maggiori difficoltà. Alla fine di tale visita, il neuropsicologo effettua un incontro di restituzione su quanto emerso e, solitamente, viene consegnata una relazione dell’esame effettuato (vedi anche: diagnosi di demenza: comunicarla in modo etico).
Effettuare una valutazione neuropsicologica: quali sono i vantaggi?
- Permette di contribuire alla diagnosi di patologie neurologiche e non solo
La valutazione neuropsicologica contribuisce alla diagnosi del medico in tutti quei casi in cui le difficoltà cognitive rappresentano un unico indice di malessere nella vita del paziente. In altri casi, l’esito della valutazione neuropsicologica rappresenta uno strumento fondamentale nel contribuire ad anticipare una diagnosi di alcune patologie non neurologiche. Infatti, lo stato cognitivo è spesso un elemento di discriminazione per verificare la presenza o l’assenza di una patologia.
- Permette di operare una diagnosi differenziale tra patologie simili a livello sintomatologico
La valutazione neuropsicologica consente di operare una diagnosi differenziale utile a distinguere tra due patologie molto simili tra di loro per i sintomi manifesti ma che si differenziano per la loro natura eziologica. Per esempio, alcuni sintomi come il rallentamento psicomotorio, l’eloquio appiattito, la scarsa iniziativa verbale o comportamenti sul versante opposto come un aumento dell’irritabilità, disinibizione, uno stato di euforia potrebbero essere riconducibili a patologie con un’eziologia psichiatrica, come per esempio la depressione, oppure, a patologie con un’eziologia neurologica che implicano una degenerazione delle aree prefrontali
- Delinea un profilo completo della salute cognitiva della persona in riferimento al livello di autonomia nella vita quotidiana
La valutazione neuropsicologica non è un semplice elenco di funzioni compromesse e/o risparmiate. Infatti, attraverso la descrizione del profilo cognitivo della persona e sulla base di quanto emerso dal colloquio, si cerca di comprendere quali sono le effettive possibilità di operare autonomamente nella sua vita quotidiana e in quali aree, invece, necessita di un supporto. Per esempio, la traduzione del profilo cognitivo in abilità strumentali e pratiche, è utile in tutti quei casi che ricadono sotto l’espressione di Mild Cognitive Impairment. Quest’ultimo viene definito come un peggioramento delle funzioni mentali che, tuttavia, non soddisfa i criteri per la demenza e lascia integro il livello di autonomia nella vita quotidiana. In questo caso, effettuare la valutazione neuropsicologica in situazioni controllate, come il contesto ambulatoriale, potrebbe evidenziare la presenza di sintomi prodromici, anche quando nella vita di tutti i giorni la persona è ancora autonoma e autosufficiente.
- È indispensabile per attuare interventi di tipo non farmacologico
Come detto sopra, durante il colloquio neuropsicologico, è fondamentale indagare la consapevolezza del paziente rispetto alle sue difficoltà e l’impatto emotivo di queste ultime. La consapevolezza è necessaria per proporre alla persona interventi di potenziamento e/o stimolazione cognitiva con lo scopo di migliorare l’adattamento funzionale, nonostante la malattia neurologica. Poiché un intervento di questo tipo può risultare dispendioso in termini di energie, avere un buon livello di consapevolezza incrementa il livello di motivazione. Inoltre, nel caso di patologie neurodegenerative è utile ripetere periodicamente la valutazione per comprendere se l’intervento non farmacologico, in associazione alla terapia farmacologica, necessiti di adattamenti. Infine, permette di delineare la velocità di avanzamento della patologia.
In quali altri casi è utile effettuare una valutazione neuropsicologica?
Oltre che per monitorare le difficoltà cognitive con il progredire dell’età o quando queste si intensificano, la valutazione neuropsicologica può essere adoperata in altri contesti. Può essere richiesta da persone che hanno subito danni neurologici in seguito ad ictus o traumi cranici, sia per la messa a punto di interventi riabilitativi ma anche per produrre certificazioni a fini peritali (procedimenti penali, risarcimenti assicurativi ecc..). Inoltre, è utile per valutare le capacità cognitive preliminari alla guida dell’auto o nel caso di gestione di ausili, come una carrozzina elettrica. Può essere utile anche nel caso di bambini e adulti che presentano i sintomi riconducibili ad un disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) o Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA). Infine, alcune persone, pur non riscontrando difficoltà cognitive, la richiedono col fine a lungo termine di potenziare le proprie abilità mentali in un’ottica di invecchiamento attivo.
Fonti:
De Beni, R. & Borella, E. (2015). Psicologia dell’invecchiamento e della longevità. Bologna: il Mulino.
Mondini, S. Mapelli, D., Arcara, G. (2016). Semeiotica e diagnosi neuropsicologica. Metodologia per la valutazione. Roma: Carocci Editore
Mondini, S., Mapelli, D., Vetri, A., Arcara, G., Bisiacchi, P.S. (2011) Esame Neuropsicologico Breve 2 (ENB-2). Una batteria di test per lo screening neuropsicologico. Milano: Raffaello Cortina Editore
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